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Gaza, divergenze tra Trump e Netanyahu sulla crisi umanitaria: “C’è fame vera”, “No, nessuna carestia”

Uniti sul fronte politico e sull’assenza alla conferenza dell’ONU sulla soluzione dei due Stati, ma divisi su un tema cruciale come la malnutrizione nella Striscia di Gaza. Il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, storici alleati, mostrano oggi visioni contrastanti sulla gravità della situazione umanitaria nell’enclave palestinese.

Mentre Netanyahu nega l’esistenza di una carestia, parlando apertamente di “accuse false” e attribuendo la responsabilità delle difficoltà alla gestione di Hamas, Trump si dice convinto del contrario. “A Gaza c’è una fame vera”, ha dichiarato parlando ai giornalisti dal suo resort di Turnberry, in Scozia, accanto al premier britannico Keir Starmer. Alla domanda su quanto affermato da Netanyahu, Trump ha replicato: “Non so, basandomi sulle immagini della televisione direi che non sono particolarmente d’accordo, quei bambini sembrano molto affamati”.

Il presidente americano ha poi sottolineato la responsabilità di Israele nel garantire il flusso di aiuti umanitari alla popolazione, aggiungendo che gli aiuti attuali non sono sufficienti. Da qui l’annuncio di una nuova iniziativa: gli Stati Uniti istituiranno centri alimentari a Gaza, dove – ha assicurato – “la gente potrà entrare liberamente, senza limitazioni”. Trump ha spiegato che il progetto sarà sostenuto economicamente con fondi già disponibili, ricordando come gli USA abbiano incassato “migliaia di miliardi di dollari” presumibilmente dai dazi imposti in passato, e precisando che “spenderemo un po’ di soldi per comprare del cibo”. Il presidente ha inoltre affermato che diverse nazioni europee, incluso il Regno Unito, si stanno unendo al piano di assistenza.

Dichiarazioni che contrastano nettamente con quelle rilasciate da Benjamin Netanyahu sabato sera a Gerusalemme, durante una conferenza cristiana organizzata da Paula White, consigliera spirituale di Trump. “Non c’è alcuna politica della fame a Gaza, e non c’è fame a Gaza”, ha detto il premier israeliano, sostenendo che Israele ha permesso l’ingresso di aiuti umanitari per tutta la durata del conflitto. “Altrimenti – ha aggiunto – non ci sarebbero abitanti di Gaza”. Netanyahu ha accusato Hamas di deviare gli aiuti e usarli come strumento di propaganda contro Israele. Ha poi affermato che il suo governo ha garantito l’ingresso nella Striscia della quantità di aiuti prevista dal diritto internazionale, e ha fornito un dato: 1,9 milioni di tonnellate di aiuti sarebbero stati consegnati dall’ottobre 2023.

Trump, tuttavia, si è mostrato scettico: “Non puoi fingere. Possiamo salvare molte persone. Israele ha una grande responsabilità”, ha ribadito. E parlando della situazione nel suo complesso, ha aggiunto: “Non credo che nessuno stia facendo qualcosa di grande laggiù. L’intero posto è un macello. Ora servono cibo e sicurezza”.

Infine, il presidente americano è tornato sulla questione degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas. A suo dire, ne resterebbero circa 20. “Non vengono rilasciati perché sono gli ultimi scudi umani dei miliziani. Qualcosa di diverso deve essere fatto”, ha dichiarato.

A condividere la lettura di Trump è stato anche il premier britannico Keir Starmer, che ha parlato apertamente di “catastrofe umanitaria” a Gaza. “Nessuno vuole vedere scene del genere. La gente in Gran Bretagna è indignata. Serve un cessate il fuoco, e ringraziamo il presidente per la sua leadership”, ha detto, aggiungendo che Hamas deve liberare gli ostaggi ancora in suo possesso.

Nel momento in cui la comunità internazionale si appresta a discutere di un’ipotetica soluzione a due Stati, il contrasto tra Washington e Tel Aviv sulla crisi umanitaria getta una nuova ombra sull’alleanza tra i due Paesi. E mentre i tavoli diplomatici si muovono, la fame resta una realtà quotidiana per migliaia di civili.

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