Avellino – Un anno fa la Procura di Avellino e la Guardia di Finanza hanno disposto un maxisequestro da un miliardo e settecento milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta sui crediti fiscali legati ai bonus edilizi. L’operazione, firmata dal procuratore Domenico Airoma e dal pubblico ministero Vincenzo Russo – oggi in servizio alla Procura di Salerno – aveva congelato compensazioni e crediti già immessi nel circuito economico. Secondo gli inquirenti, la frode ai danni dell’Agenzia delle Entrate superava i cinquecento milioni di euro.
Da allora le indagini non si sono mai fermate. Nei giorni scorsi il sostituto procuratore Luigi Iglio ha notificato un atto di proroga delle indagini a un trentatreenne avellinese, attualmente l’unico iscritto nel registro degli indagati. Secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe il principale referente di una presunta rete di società create ad hoc per maturare e movimentare crediti fiscali fittizi. La sua difesa è affidata agli avvocati Gerardo Santamaria e Palmira Nigro.
Le indagini, condotte dal nucleo della Guardia di Finanza di Avellino guidato dal maggiore Silverio Papis, hanno permesso di ricostruire almeno quattro casi distinti di presunte anomalie. Una ditta di confezioni per uomo, nel gennaio 2023, avrebbe generato tredici milioni di euro in crediti fiscali pur non avendo contratti, documentazione o immobili. Una seconda società, attiva formalmente nel commercio online e fondata nel dicembre 2021, avrebbe prodotto quindici milioni di euro di crediti con modalità analoghe. Una terza azienda, costituita nel maggio 2022 per la compravendita via internet di automezzi e motocicli, avrebbe maturato crediti per un milione e quattrocentomila euro. L’Agenzia delle Entrate ha inoltre respinto ulteriori richieste per complessivi nove milioni di euro.
Il meccanismo finito sotto la lente degli inquirenti prevedeva l’utilizzo di società formalmente operanti in settori lontani dall’edilizia, ma utilizzate per far risultare sulla carta interventi riconducibili al Superbonus 110%, all’Ecobonus, al Sismabonus e al Bonus Facciate. Le imprese non disponevano né di cantieri né di documentazione, ma riuscivano comunque ad alimentare i “cassetti fiscali” e il circuito delle cessioni di credito, immettendo nel mercato cartolarizzazioni prive di reale copertura.
Al trentatreenne sono contestate sedici ipotesi di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. L’indagine, aperta ufficialmente lo scorso gennaio, ha già portato a sequestri e perquisizioni in più regioni. Lo scenario, tuttavia, resta aperto: gli investigatori non escludono che possano emergere ulteriori società coinvolte e nuovi episodi connessi alla presunta frode fiscale.





