Dopo settimane di fragile tregua, la Striscia di Gaza è tornata a tremare. Israele ha infatti lanciato una nuova ondata di attacchi aerei sull’enclave palestinese: la decisione è stata presa dal primo ministro Benjamin Netanyahu, che nel pomeriggio ha ordinato all’esercito di condurre “potenti e immediati raid” in risposta a quella che il governo israeliano definisce “una grave violazione del cessate il fuoco” da parte di Hamas.
L’ordine, annunciato ufficialmente dall’ufficio del premier dopo una riunione d’emergenza, segna un brusco ritorno delle ostilità — mai del tutto sospese — a tre settimane dall’inizio della tregua mediata da Stati Uniti, Egitto e Qatar.
Secondo quanto riportato dai media israeliani, i raid si concentrano principalmente nell’area di Rafah, nel sud della Striscia, dove si sarebbero registrati violenti scontri tra i miliziani di Hamas e i soldati dell’IDF (Israel Defense Forces).
Fonti militari citate da Haaretz riferiscono che i combattenti palestinesi avrebbero aperto il fuoco con cecchini e missili anticarro, costringendo le forze israeliane a rispondere con colpi di artiglieria. Gli attacchi dell’aviazione avrebbero preso di mira diverse strutture e tunnel sotterranei, ritenuti parte dell’infrastruttura militare del movimento islamista.
Il sito Ynet aggiunge che l’esercito israeliano ha ampliato la lista dei bersagli, affermando che le nuove operazioni mirano a “neutralizzare ogni minaccia immediata”.
Nel corso della giornata, Netanyahu ha anche accusato Hamas di non aver ancora consegnato i corpi dei 13 ostaggi israeliani che si troverebbero ancora nella Striscia. Da parte sua, il movimento palestinese ha replicato di aver bisogno di tempo e di “assistenza sul campo”, chiedendo la presenza di squadre specializzate e macchinari per il movimento terra.
L’ufficio stampa dell’amministrazione di Gaza ha accusato Israele di aver violato 125 volte l’accordo di cessate il fuoco dall’entrata in vigore, causando la morte di 94 palestinesi e il ferimento di oltre 340 persone.
Nel documento diffuso alle agenzie si denunciano inoltre 52 episodi di fuoco contro civili, 55 bombardamenti, 11 demolizioni di edifici residenziali e 21 arresti.
“Condanniamo fermamente questi ripetuti atti di aggressione e riteniamo l’occupazione israeliana pienamente responsabile delle loro conseguenze umanitarie e di sicurezza”, afferma la nota, che invita anche gli Stati Uniti e i Paesi garanti del cessate il fuoco a esercitare “una pressione reale su Israele”.
Anche le Nazioni Unite, nelle scorse settimane, avevano puntato il dito contro il governo israeliano, accusandolo di aver ucciso e ferito civili durante il cessate il fuoco e di aver ostacolato l’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia.
L’escalation di oggi rischia di vanificare gli sforzi diplomatici che avevano portato alla fragile tregua delle ultime settimane, concepita per favorire lo scambio di ostaggi e l’ingresso di aiuti umanitari a Gaza.
La comunità internazionale osserva ora con crescente preoccupazione il rapido deteriorarsi della situazione. Mentre le sirene tornano a suonare e i cieli di Gaza si illuminano di nuove esplosioni, l’ipotesi di un ritorno al tavolo negoziale appare sempre più lontana.





