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Sanità, quasi un italiano su dieci rinuncia alle cure: liste d’attesa e costi insostenibili spingono alla rinuncia

Sempre più cittadini italiani si trovano a dover scegliere tra la propria salute e le difficoltà del sistema sanitario. Secondo i dati Istat, nel 2024 quasi un cittadino su dieci (9,9%) ha dichiarato di non essersi curato per problemi legati a liste d’attesa, costi troppo alti o difficoltà di accesso alle strutture: si tratta di 5,8 milioni di persone, un milione e trecentomila in più rispetto all’anno precedente.

La causa principale della rinuncia alle cure resta la lunghezza delle liste d’attesa, segnalata dal 6,8% della popolazione, in costante aumento rispetto al 4,5% del 2023 e al 2,8% del 2019. “È il fenomeno che cresce più rapidamente – sottolinea l’Istat – e segnala le difficoltà del sistema nel garantire prestazioni nei tempi previsti, spingendo molti a rivolgersi al privato o a rinunciare del tutto.”

Il fenomeno riguarda soprattutto le donne, che rinunciano alle cure nel 7,7% dei casi, e le fasce di età più fragili: 9,4% tra i 45-64 anni e 9,2% tra gli over 65. L’età e la fragilità economica e fisica si intrecciano così alle difficoltà di accesso ai servizi, rendendo più critico il diritto alla salute per le categorie più vulnerabili.

La situazione presenta forti differenze territoriali: nel 2024 ha rinunciato alle cure il 6,9% dei residenti del Nord, il 7,3% del Centro e il 6,3% del Sud, numeri che raccontano un divario crescente e una capacità di risposta delle strutture pubbliche ancora troppo disomogenea.

Dietro le statistiche ci sono storie di visite rimandate, diagnosi tardive e terapie non effettuate. L’Istat avverte: senza interventi strutturali sul sistema delle liste d’attesa e sul rafforzamento dell’assistenza territoriale, il rischio è che il diritto alla salute resti solo sulla carta, trasformandosi in un privilegio per chi può permetterselo.

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