Donald Trump ha firmato il provvedimento che mette fine allo shutdown federale più lungo nella storia degli Stati Uniti, durato 43 giorni, proprio mentre nuove e-mail su Jeffrey Epstein tornano a far discutere Washington. I documenti, pubblicati dai democratici della commissione di vigilanza della Camera, suggeriscono che l’ex presidente avrebbe trascorso “ore” nella residenza di Epstein in compagnia di una donna descritta come una delle sue vittime e che “sapeva delle ragazze” coinvolte nel traffico sessuale del finanziere defunto. Secondo quanto riportato, sarebbe stato lo stesso Epstein a riferire di questi incontri.
La Casa Bianca ha reagito alle rivelazioni, con la portavoce Karoline Leavitt che ha dichiarato: “I Democratici hanno fatto trapelare selettivamente mail ai media progressisti per creare una falsa narrazione e diffamare il presidente Trump”, accusando l’opposizione di strumentalizzare il caso Epstein per fini elettorali. L’amministrazione ha inoltre ribadito che Trump non avrebbe mai avuto alcun ruolo o conoscenza delle attività criminali di Epstein, definendo ridicole le insinuazioni contenute nei documenti.
Parallelamente cresce la pressione politica per fare piena luce sul caso. Con la firma della neodeputata democratica dell’Arizona Adelita Grijalva, è stata raggiunta la soglia delle 218 firme necessarie per la petizione bipartisan che chiede al Dipartimento di Giustizia di rendere pubblici tutti i documenti ancora secretati relativi all’inchiesta su Epstein e la sua rete di contatti. Nonostante il consenso trasversale, il percorso verso la piena desecretazione dei fascicoli resta incerto, con alcuni deputati repubblicani preoccupati per la sicurezza nazionale e la privacy delle persone citate nei documenti.
La conclusione dello shutdown rappresenta una temporanea vittoria per Trump, che cerca di spostare l’attenzione dai crescenti scandali verso i temi economici e di governo. Tuttavia, le nuove rivelazioni legate al caso Epstein rischiano di offuscare gli sforzi dell’amministrazione e di aprire un nuovo fronte di tensione a Washington. Le e-mail di Epstein riaccendono una vicenda mai del tutto chiusa e che continua a intrecciare politica, potere e scandali, promettendo di diventare un terreno di scontro centrale con l’avvicinarsi delle elezioni.





