Una paziente oncologica di 71 anni costretta a trascorrere circa 200 ore – nove giorni – su una barella all’interno del Pronto Soccorso dell’ospedale San Pio di Benevento.
La donna è arrivata in ospedale il 19 dicembre, in seguito a una crisi epilettica riconducibile a una precedente emorragia cerebrale. Da quel momento è iniziata un’attesa interminabile: giorni trascorsi senza un trasferimento in reparto e, per lungo tempo, senza poter effettuare un esame neurologico.
Dal 20 dicembre, pur ricevendo le terapie necessarie e un costante monitoraggio clinico, la paziente è rimasta in un camerone sovraffollato, condiviso con decine di altri malati, in condizioni che – secondo quanto raccontato dai familiari – non garantivano i requisiti minimi di privacy, comfort e dignità.
A denunciare pubblicamente l’accaduto è stato il figlio, Alessandro Delli Veneri, che ha chiarito di non aver mai preteso corsie preferenziali per la madre. La scelta di raccontare la storia nasce, invece, dalla volontà di dare voce a chi spesso non ne ha: i pazienti più fragili, anziani e malati gravi, che rischiano di rimanere invisibili nelle pieghe di un sistema in difficoltà.
La vicenda ha suscitato reazioni anche a livello istituzionale. In riferimento alla notizia della paziente di Morcone, il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha inviato una nota formale al direttore generale dell’Azienda Ospedaliera San Pio, Maria Morgante, chiedendo chiarimenti sull’accaduto.
Nella missiva, Mastella esprime “sincero rammarico” per quanto descritto dai media e dai familiari, ricordando di essere consapevole delle difficoltà oggettive in cui operano i reparti di emergenza e dei sacrifici quotidiani del personale sanitario. Tuttavia, sottolinea come una vicenda dai contorni così gravi rischi di minare ulteriormente la fiducia dei cittadini nell’istituzione sanitaria.
“Da presidente dell’Assemblea dei Sindaci dell’Asl e da primo cittadino del capoluogo provinciale – scrive Mastella – Le chiedo di potermi delucidare sui fatti accaduti alla paziente di Morcone e sulle ragioni che hanno prodotto circostanze che, per come apparse, risultano non consone ai canoni inderogabili di civiltà e di rispetto della dignità del malato”.
Una testimonianza che si aggiunge a molte altre e che riaccende il confronto sulle condizioni dei pronto soccorso, sul sovraffollamento e sulla necessità di interventi strutturali urgenti. Al centro, ancora una volta, resta una domanda fondamentale: come garantire, anche nei momenti di maggiore emergenza, il diritto alla cura e al rispetto della dignità di ogni paziente.





