“Siamo vicini a completare tutti gli obiettivi militari in Iran. Per finire il lavoro mancano due o tre settimane”. Con queste parole Donald Trump ha parlato alla nazione, delineando uno scenario tutt’altro che rassicurante sull’evoluzione del conflitto in Medio Oriente.
Nel suo intervento, il presidente ha rivendicato l’azione militare contro Teheran, sostenendo che in poco più di un mese siano stati raggiunti risultati senza precedenti. “In 32 giorni il regime e il loro programma nucleare sono stati spazzati via, non si è mai visto nulla di simile”, ha dichiarato, definendo il conflitto un “investimento” per il futuro degli Stati Uniti.
Trump ha poi affrontato il tema dello stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio globale di petrolio, lanciando una stoccata agli alleati. Gli Stati Uniti, ha affermato, non dipendono più da quell’area: “Non importiamo petrolio tramite Hormuz, non ne abbiamo bisogno. I Paesi che lo ricevono da lì vadano a prenderlo. Quando la guerra finirà, lo stretto riaprirà naturalmente”. Secondo il presidente, gli USA sarebbero ormai “totalmente indipendenti dal Medio Oriente”, pur restando presenti per offrire supporto ai partner internazionali.
Le parole del presidente hanno avuto un impatto immediato sui mercati finanziari. Le principali Borse europee hanno aperto in calo: Madrid ha perso l’1,5%, Francoforte l’1,4% e Parigi l’1,3%. In ribasso anche Amsterdam e Londra, mentre a Milano l’indice FTSE MIB ha segnato un calo dell’1,56%. Andamento negativo anche in Asia e nell’area del Pacifico: a Tokyo il Nikkei 225 ha chiuso in flessione del 2,38%, mentre Hong Kong ha ceduto l’1,4%. In rosso anche i listini cinesi e quello di Seul, con perdite più marcate nel comparto tecnologico.
Nonostante l’ottimismo espresso dalla Casa Bianca sull’economia americana, i mercati energetici hanno reagito in senso opposto. Il petrolio ha registrato un forte rialzo subito dopo il discorso: il Brent ha superato i 105 dollari al barile, con un balzo di oltre il 4%, mentre il WTI è salito a oltre 103 dollari, in crescita del 3%.
Trump ha comunque ostentato fiducia sulla tenuta economica degli Stati Uniti: “La nostra economia è fortissima, l’inflazione è inesistente e siamo in ottima forma per il futuro”. Secondo il presidente, al termine del conflitto i mercati si stabilizzeranno rapidamente e i prezzi dell’energia torneranno a scendere. Resta però alta l’incertezza, con gli investitori che continuano a monitorare con attenzione gli sviluppi di una crisi destinata a incidere sugli equilibri globali.





