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Tribunale di Palermo: risarcimento di oltre 76mila euro a Sea-Watch per il fermo della Sea-Watch 3 nel 2019

A quasi sette anni da uno dei casi che più divisero l’opinione pubblica italiana sul tema dei soccorsi in mare, arriva una nuova decisione giudiziaria. Il Tribunale di Palermo ha stabilito che il fermo della Sea-Watch 3, avvenuto nel giugno 2019, fu illegittimo e che lo Stato italiano dovrà risarcire la ong Sea-Watch con oltre 76mila euro per le spese sostenute durante il periodo di blocco.

La vicenda è legata allo sbarco dei migranti a Lampedusa, guidato dall’allora comandante Carola Rackete, episodio che ebbe grande risonanza politica e mediatica e riaccese il dibattito sulle politiche migratorie e sulle attività delle organizzazioni umanitarie nel Mediterraneo.

Nel giugno 2019 la Sea-Watch 3, nave dell’organizzazione non governativa impegnata nelle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale, rimase per diversi giorni al largo dell’isola con a bordo 40 migranti salvati in mare. Il 29 giugno, dopo giorni di stallo, la comandante decise di entrare nel porto per consentire lo sbarco delle persone soccorse, forzando il blocco imposto dalle autorità italiane in piena applicazione del decreto sicurezza bis. Rackete fu arrestata con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e per aver urtato una motovedetta della Guardia di Finanza durante le manovre di attracco. Le accuse furono successivamente archiviate, con il riconoscimento dell’adempimento del dovere di soccorso in mare e il suo proscioglimento.

Con la decisione resa nota in questi giorni, il Tribunale di Palermo ha riconosciuto l’illegittimità del fermo disposto nel 2019, condannando lo Stato al risarcimento dei danni patrimoniali documentati dall’organizzazione tra ottobre e dicembre dello stesso anno. Il rimborso riguarda in particolare spese portuali e di agenzia, costi per il carburante e spese legali sostenute nel periodo del fermo amministrativo. L’importo complessivo supera i 76mila euro.

A rendere pubblica la decisione è stata la stessa organizzazione, che in una nota ha commentato come, mentre il governo annuncia il “blocco navale” e attacca le Ong impegnate nei soccorsi in mare, il diritto abbia ancora una volta dato ragione alla disobbedienza civile.

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