La Caritas Diocesana di Avellino, insieme ai ragazzi di Young Caritas, ha vissuto un intenso momento di incontro, confronto e testimonianza presso la Casa Circondariale di Bellizzi Irpino. Una visita nata dal desiderio di entrare in ascolto, condividere tempo e parole, farsi prossimi anche oltre le sbarre, là dove ogni gesto di attenzione può diventare segno concreto di vicinanza.
All’incontro hanno preso parte il direttore della Caritas Diocesana di Avellino, Antonio D’Orta, il vice direttore Costantino Del Gaudio, don Mario Cucciniello e i giovani di Young Caritas, protagonisti di un’esperienza che ha unito servizio, testimonianza e umanità. Le attività del camper sono così entrate nel carcere con l’iniziativa “Coltivare il domani”, pensata come occasione per portare una parola di conforto, aprire uno spazio di dialogo e ricordare che nessuna persona coincide soltanto con il proprio errore o con la propria fragilità.
«Abbiamo incontrato persone, non reati», ha sottolineato Antonio D’Orta, direttore della Caritas Diocesana di Avellino. «Girando per il carcere abbiamo scoperto tante realtà positive. È proprio vero che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce». Nel corso della visita, infatti, è stato possibile conoscere da vicino alcune attività presenti all’interno della struttura: la falegnameria, dove i detenuti realizzano mobili che vengono venduti in tutta Italia; la sartoria, impegnata nella produzione di camicie; il laboratorio per elettricisti; l’orto; e anche un’area con venti arnie per la produzione del miele. Esperienze che raccontano un carcere non solo come luogo di pena, ma anche come spazio possibile di responsabilità, lavoro, formazione e ricostruzione personale. «Qui prende corpo la parabola del buon seminatore», ha aggiunto D’Orta, richiamando anche la presenza di tanti giovani detenuti, molti dei quali sotto i trent’anni.
Un’immagine che si è tradotta anche in un gesto semplice e simbolico: la consegna di semi di fiori da piantare, segno concreto di un domani che può ancora essere coltivato. La visita ha avuto anche il valore di un incontro tra giovani: da una parte i ragazzi di Young Caritas, dall’altra giovani che stanno vivendo un tempo difficile della propria vita. Un confronto che non ha lasciato indifferente nessuno. «Siamo andati per portare speranza – ha concluso D’Orta – ma questo incontro è servito anche a noi. Ci ha aiutato a comprendere ancora di più che ogni azione porta sempre con sé delle responsabilità».
Al centro dell’iniziativa resta il valore della seconda possibilità, della speranza che non esclude nessuno, della comunità cristiana chiamata a non fermarsi davanti ai muri, ma a cercare sempre strade di prossimità, ascolto e riconciliazione. Perché la carità non resta fuori: entra, incontra, ascolta. E continua a credere che, per tutti, possa esserci un domani da coltivare.





